Alcune cose su di lui

Italsider
Intervento in ricordo di Gian Lupo Osti (2013)

Al tempo in cui facevo parte del gruppo di amici che lavorava più di 50 anni fa alla Cornigliano e poi all’Italsider sotto la direzione di Gian Lupo Osti, era buona norma che la gente dell’ufficio stampa come me (giornalista passato all’industria), non comparisse mai in scena, e soprattutto non prendesse mai la parola.

Una specie di buttafuori o buttadentro, come quello che una volta a teatro stava dietro le quinte e diceva agli attori quando dovevano entrare in scena.

Ma adesso (pensiero di vecchio), nel teatro della vita tutti entrano in scena quando gli pare e parlano e parlano, non si capisce più chi è protagonista e chi comparsa.

Ci vorrà la Storia a rimettere le cose a posto, a buttar fuori dalla scena quelli che non contano o che è meglio dimenticare.

Ma per quanto riguarda Osti, credo che la Storia abbia già provveduto a “buttarlo dentro”, fra quelli da ricordare, e io sono qui come semplice testimone, solo per i pochi minuti sufficienti a confermarlo.

Avete già sentito il molto che ha fatto Osti nelle varie fasi della sua vita.

Permettete a me di aggiungere solo un dettaglio.

In uno dei video proiettati, Osti dice: “sono sempre stato un piantagrane, un bastian contrario”. Lo è sempre stato, e per fortuna, anche alla Cornigliano e poi all’Italsider.

Lo fu anche quando, nel 1956 parve opportuno presentare la nuova azienda con un primo annuncio pubblicitario sui giornali.

Giornali soprattutto di Genova, città dove la Cornigliano non si capiva ancora bene cosa fosse e facesse, e molti (quelli che formano l’opinione pubblica), guardavano a quel gigante industriale con sospetto o addirittura lo mal vedevano.

Io nel ’56 non lavoravo ancora per l’azienda, ero solo un collaboratore esterno, quindi riferisco cose che mi sono state raccontate.

So che qualcuno allora disse: la pubblicità è un’occasione per far conoscere i nostri prodotti.

Ma Osti, bastian contrario, disse: no, i nostri prodotti nessuno li vede e nessuno li compra nei negozi.

Nella pubblicità noi dobbiamo invece, disse Osti, parlare dei genovesi, ricordargli di quant’erano bravi una volta, quando quasi tutto il Mediterraneo era un mercato loro.

Dobbiamo fargli capire che adesso, benché tante cose siano cambiate, Genova ricomincia ad essere, grazie anche alla Cornigliano, uno degli ombelichi del mondo.

Allora, un buon giornalista e scrittore genovese che non c’è più, Luciano Rebuffo, un caro amico che poi fu uno del nostro gruppo e che conosceva bene la storia di Genova, ricordò ad Osti un vecchissimo slogan dovuto a uno sconosciuto copy-writer del XII secolo: EST GENUENSIS ERGO MERCATOR, Genovese, quindi commerciante.

Ottimo, disse Osti, usiamo questo vecchio slogan.

Qualcuno obiettò: uno slogan in latino nella pubblicità? Ma si può?

Sì, disse Osti, rievochiamo il passato e facciamo capire a Genova che può tornare a sentirsi La superba, grazie anche alla Cornigliano.

Bene, quello slogan in latino io lo vedo un po’ come il simbolo, una specie di metafora (spero persuasiva) di tutto il “lavoro culturale” (una volta si diceva così), che Osti pose come uno dei primi punti di forza nell’immagine della Cornigliano e poi dell’Italsider.

Forse un’utopia un po’ illuminista? Se lo chiede anche una delle tante tesi di laurea esposte qui fuori, dedicate allo studio del cosiddetto Caso Cornigliano e Italsider. Ve ne segnalo due, di cui furono relatori il prof. Giorgio Doria, che fu vicesindaco di Genova mi pare negli anni ’70, e suo figlio prof. Marco Doria, attuale sindaco di Genova, qui presente.

Caso Cornigliano-Italsider: già, è così infatti che nelle università e nelle accademie d’arte – non solo italiane – si chiama e si studia da tempo quanto fu fatto – e fu fatto concretamente sotto la direzione di Osti – nel fervido decennio genovese, tra gli anni ’50 e 60 del secolo scorso. in quelle aziende che oggi non esistono più.

Quell’annuncio pubblicitario di cui vi dicevo fu il primo, o uno dei primi contributi grafici realizzati da Eugenio Carmi, art director della Cornigliano e poi dell’Italsider fino al 1965, quando Osti fu promosso (ut amoveatur) a.d. della Terni.

Chiamare Carmi a fare il “consulente artistico” (allora si diceva così), fu una delle tante scommesse controcorrente di Osti.

Carmi era un artista genovese con le carte in regola; allievo nientemeno che di Casorati. Ma aveva lasciato presto la figurazione, era diventato un pittore d’avanguardia della peggiore specie, un astrattista informale.

Non piaceva allo zoccolo duro genovese dei comunisti, ossequienti al realismo socialista, ma non piaceva naturalmente neanche ai benpensanti e a tutti quelli che avevano in testa modelli d’arte che l’avanguardia considerava non meno superati.

Insomma Carmi piaceva solo a rari appassionati d’arte, e vendeva pochissimi quadri.

Per campare faceva il grafico pubblicitario, ma non era un ripiego, si era già affermato in questo campo, era uno dei due soli membri italiani dell’Alliance Graphique Internationale.

E con lui Osti vinse la scommessa.

Le invenzioni grafiche di Carmi, sempre anticonvenzionali, in principio ancora un po’ figurative come nel disegno sull’invito di questa giornata di ricordo, ma poi decisamente astratte, sia di tipo informale sia di tipo geometrico, furono alla base dello “stile Cornigliano e Italsider”.

Contributi di prim’ordine, che tutto il mondo conosce e sarebbe bene che si conoscessero meglio, anche a Genova, dove non c’è mai stata una mostra antologica di Carmi.

Chi lo sa delle sue grandi mostre in tutto mondo? Chi lo sa che a New York progettano di mettere in scena una favola di Umberto Eco con scenografie di Carmi? Chi lo sa che proprio Eco presentò qualche anno fa addirittura al Louvre Stripsody un vecchio libro di immagini di Carmi che ora stanno rieditando?

Le invenzioni di questo artista per Cornigliano-Italsider corrispondevano all’equazione: arte d’avanguardia eguale industria d’avanguardia, quale voleva essere ed era l’azienda genovese.

Ricordo che già fin dagli anni ’60 Pierre Restany¸ uno dei maggiori critici d’arte francesi, ebbe a definire la collaborazione tra Carmi e l’Italsider “un modello esemplare del rapporto arte-industria”.

Certo, con qualche non piccola contraddizione, per esempio tra la bellezza delle sue immagini e la durezza delle condizioni di lavoro nella fabbrica, alle quali Osti stesso cercò di porre qualche rimedio.

Dell’opera di Carmi come art director potete vedere una rapidissima sintesi, spero eloquente, all’ingresso di questa sala, insieme ad altri esempi del lavoro compiuto dal gruppo di amici di cui mi onoro di aver fatto parte: oltre a Carmi, Giampaolo Gandolfo per il settore più strettamente culturale, Claudio Bertieri, che fu ottimo consulente (anche lui contro-corrente) del settore audiovisivi dell’Italsider.

E poi c’è un altro amico. Stefano Zara, al quale va il merito di questa giornata di ricordo, che tra l’altro fu vicino a Osti anche alla Terni, nel periodo finale e più critico della carriera siderurgica di Gian Lupo, e che potrebbe dircene qualcosa.

Ma in sala vedo altri amici, è una rimpatriata….

Aldo Canonici mio predecessore all’ufficio stampa e poi esperto di gestione aziendale.

Gianni Vezzoso che si occupava di un settore importantissimo, i rapporti col personale nel quale furono introdotti criteri di gestione e di valutazione decisamente innovativi, che sarebbe bene far meglio conoscere, e di cui trattano anche alcune delle tesi universitarie esposte nelle teche. Anche lui potrebbe dirci qualcosa di interessante

E poi Baciccia Ansaldo, Bruna Artisi, Lulli Calvarino ecc.

Tutti amici del gruppo, che erano invitati a discutere liberamente, a far valere le proprie ragioni e idee, accettate se sembravano giuste, sempre in perfetta consonanza con le idee contro-corrente di Gian Lupo Osti.

Carlo Vita